I miei Disegni

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mercoledì 6 giugno 2012

La Grande Avventura di Timothy

[La favola che state per leggere è totalmente di mia invenzione (compresi i due disegni dei topolini che sono stati fatti a mano libera sempre da me), ed è stata creata in occasione di un concorso su un forum, pertanto vi chiedo di non copiarla e utilizzarla. Grazie!]


*Timothy era un topolino come tanti e viveva con la sua famiglia in un vecchio scarpone al limitare della foresta.


Il giovane topolino non vedeva l'ora di crescere e poter andare all'avventura, ed era diventata sua abitudine dire a tutti i suoi amici che quando sarebbe stato solo sarebbe stato finalmente felice. Un giorno, stanco di queste continue affermazioni, Papà Topo si consultò con Mamma Topo e decise di fare un bel discorsetto al figliolo.*

Timothy, posso parlarti? *incominciò Papà Topo.*

Certo papà! *dissè il topolino posando la piccola spada di rametto con cui stava giocando.*

Volerlo dirti che io e la mamma non capiamo perchè dici sempre che vorresti andare via, stare da solo e avere le tue avventure per poter essere felice. Non sei felice qui con noi? *chiese Papà Topo.*

Si certo...cioè insomma...stare in famiglia alla fine è noioso, io non posso fare quello che voglio, devo stare ad ascoltarvi, devo aiutarvi con le faccende di casa, devo rispettare i vostri orari e le vostre regole...io vorrei essere libero e non dover ascoltare nessuno! *disse Timothy.*

Non credo alle mie orecchie di topo! *disse il papà sbalordito* Pensi seriamente tutte queste cose? Ma se fossi da solo come faresti? Non ti mancheremmo noi che siamo la tua famiglia? Come potresti sostituire il nostro amore per te?

Sarebbe una pacchia...e poi ci sono altre mille cose che mi danno più soddisfazione! *disse il topolino, rendendosi conto solo dopo che non avrebbe dovuto dire certe cose con tanta leggerezza.*

*Papà Topo divenne molto serio, sembrava deluso e affranto, e allora disse al figlio:* Se è così, allora vai! Parti all'avventura e vai per la tua strada! Se tu non hai bisogno di noi...noi, da questo momento, non abbiamo più bisogno di te!!

*Timothy voleva ribattere ma non sapeva cosa dire perchè Papà Topo sembrava davvero determinato. Così quello stesso giorno preparò il suo bagaglio e partì.
Finalmente era solo e poteva vivere le sue avventure!
Il primo giorno fu meraviglioso e spensierato, si costruì una piccola amaca tra due fiori e dormicchiò tutta la giornata.


Verso sera però il pancino prese a borbottare per la fame. Cercò qualcosa da mangiare ma non trovò nulla di buono, solo amare radici e qualche fungo, e per un attimo pensò alla fumante zuppa di zucca che ogni sera la sua mamma preparava con tanto amore.*


Ma cosa vai a pensare Timothy?! Tu non hai bisogno di loro, ora sei un topo libero e un avventuriero e puoi fare quello che vuoi! *si disse a gran voce cercando di convincersi, anche se il pancino continuava a brontolare.
E poi arrivò la notte e il vento iniziò a soffiare.


Che freddo che faceva! Ma oltre al freddo, Timothy sentiva qualcos'altro dentro di sé, un sentimento a lui sconosciuto mai provato prima. Si sentiva così vuoto, così triste, così...SOLO! Si, si sentiva solo e gli mancavano la mamma e il papà e la sua casetta piena di amore. Cercò di pensare ad altro e di “sostituire” l'affetto mancante con qualsiasi altra cosa, ma non ci riuscì e ben presto i suoi piccoli occhietti iniziarono a riempirsi di lacrime. Alla fine decise di tornare a casa sua, dalla sua famiglia. Bussò alla porticina del vecchio stivale e poco dopo venne ad aprire Papà Topo, che lo guardò con aria severa senza dire nulla.*

Papà, per favore, perdonami...non pensavo che stare lontani dalla famiglia fosse così difficile, e soprattutto...non pensavo che il vostro amore fosse così insostituibile!! *disse il piccolo topolino singhiozzando.*

*Papà Topo lo guardò seriamente e gli disse:* Spero ti serva di lezione e che tu abbia capito che essere una famiglia è la cosa più importante!

Certo Papà, ho imparato la lezione, per favore perdonatemi e fatemi tornare a casa con voi.
*lo implorò il piccolo Timothy. Papà Topo a quel punto pensò che il piccolo aveva davvero capito, abbozzo un sorriso e poi corse ad abbracciarlo con gioia. Da quel giorno Timothy non disse e non pensò mai più che la famiglia era un peso e che limitasse la sua libertà, anzi capì che non esiste bene più grande al mondo dell'amore incondizionato dei genitori e che questo bene è insostituibile.*

venerdì 13 aprile 2012

Incomunicabilità

Oggi, è una di quelle giornate...
quelle giornate in cui il mondo si spegne e diventa più triste e grigio del solito...
quelle giornate in cui il sole sembra non avere più voglia di comparire...
quelle giornate strane che sembrano non finire mai...
quelle giornate in cui l'Io interiore urla senza che nessuno gli dia ascolto...

Oggi, è una di quelle giornate...
e in queste giornate non esistono sollievo, pace o anche solo speranza...
tutto è scuro, sterile e senza vita...
esistono solo solitudine, incomprensione e tristezza...

Spero che domani la vita possa essere un po' più gentile...


"La morte non è nel non poter comunicare, ma nel non poter più essere compresi." 
Pier Paolo Pasolini

martedì 6 marzo 2012

Attesa

Dicono che il cambiamento sia inevitabile...
Nulla dura in eterno e tutto è in continua evoluzione: la vita intorno a noi, le stagioni, le galassie che ci circondano...siamo noi che non poniamo abbastanza attenzione a tutto questo e che spesso rimaniamo ancorati alle nostre "abitudini" e alla "monotonia" delle nostre giornate...
Anche la nostra stessa vita è in continuo cambiamento, è un viaggio in continua evoluzione che si materializza, secondo dopo secondo, in base alle scelte che facciamo...E, in quanto viaggio, prima o poi terminerà e io non credo che lo scopo di questo lungo percorso sia solo quello di mangiare, dormire, lavorare e non concludere nient'altro, pertanto è necessario "cambiare" per "migliorare"...
Il dubbio nasce quando ci si trova in una situazione di stallo, si percepisce che il cambiamento è alle porte ma che i tempi non sono ancora abbastanza maturi per operare le scelte che porteranno a questo...
E allora che fare?
Come capire quali saranno le scelte che daranno vita al cambiamento?
Attendere o trovare il modo di far accadere qualcosa?
Io questo non lo so, so solo che rimanere in attesa di "qualcosa" ti dà un senso di impotenza e frustrazione, nei confronti di questo grande mondo in continuo movimento che spesso non di dà nemmeno il tempo di un respiro per operare le tue scelte...e so anche che ad attendere mi sembra di sprecare quel poco tempo che ci è stato concesso su questa terra...

sabato 21 gennaio 2012

giovedì 12 gennaio 2012

Crescere

Ma cosa vuol dire davvero "Crescere"?
Vuol dire rendersi conto che è giunta l'ora di guardare per l'ultima volta i propri peluches per poi metterli in grossi scatoloni destinati alla cantina...
Vuol dire rendersi conto che le Favole non sono vere e che il "Felici e Contenti" è solo un'illusione...
Vuol dire rendersi conto che tutti i personaggi fantastici, tra cui Gnomi, Nani, Fate, Unicorni, Draghi e, perchè no, anche Hobbit, non sono altro che un'invenzione...
Vuole dire rendersi conto che non arriverà mai un Fortunadrago di nome Falkor per portarci a salvare il Regno di Fantasìa in pericolo, oppure che non arriverà mai volando alla nostra finestra un ragazzo in calzamaglia verde per portarci all'Isola Che Non C'è, dove non si cresce mai...
Vuol dire rendersi conto che Babbo Natale non scenderà mai dal camino e la Befana non arriverà mai con la sua scopa volante...
Vuol dire rendersi conto che la Magia non esiste e gli Incantesimi nemmeno...
Vuol dire rendersi conto che dietro i film che vediamo ci sono degli attori che recitano un copione...
Vuol dire rendersi conto che i Miracoli non avvengono perchè il mondo è troppo cattivo...
Vuol dire rendersi conto che esistono persone che muoiono ogni giorno a causa dell'avidità di altre persone...
Vuol dire rendersi conto che questa vita è fatta di sforzi, sacrifici, tasse da pagare, e lunghe attese da fare ovunque si vada...
Vuol dire rendersi conto che fare affidamento sulla Speranza non è quasi mai un buon investimento...
Vuol dire rendersi conto che bisogna diventare "realisti" e "cinici" perchè a rimanere "sognatori" si passa per sfigati...
Quindi vuol dire....smettere di sognare..... ?

Beh, se vuol dire tutto questo, allora io NON SONO D'ACCORDO!!!
Io NON VOGLIO CRESCERE A QUESTE CONDIZIONI!!!
Voglio continuare a comprare peluches e dare un nome a tutti loro come se fossero vivi...
Voglio CREDERE che le favole siano vere e che il "Felici e Contenti" possa esistere davvero anche in questa terra...
Voglio CREDERE di essere spiata da strane creature magiche quando mi trovo in un bosco o in una foresta...
Voglio VOLARE insieme a Falkor o a Peter ogni volta che lo desidero e scegliere un nome diverso per l'Imperatrice Bambina ogni giorno della mia vita...
Voglio CREDERE a Babbo Natale, che esiste davvero e ha la sua casa in Lapponia (come confermato dal suo sito ufficiale) , e anche alla sua collega col bubbone sul naso e la sua vecchia scopa...
Voglio CREDERE alla Magia, agli Incantesimi, alle Scope Volanti, alle Scuole di Magia sparse in tutto il mondo, ma invisibili ai Babbani...
Voglio CREDERE ai film che vedo come se fossero reali...
Voglio CREDERE ai Miracoli anche se il mondo è tanto cattivo...
Voglio CREDERE e SPERARE che possa esistere una giustizia di qualche tipo che punisca tutti i soprusi e che possa premiare chi ha sempre sofferto e faticato per condurre una vita ONESTA...
Voglio SPERARE, SPERARE e SPERARE, perchè la Speranza è sempre l'ultima a morire...
E infine...
VOGLIO SOGNARE!!! Sognare sempre, comunque e dovunque, perchè senza i Sogni, questa vita non avrebbe senso e non ci sarebbe mai un sollievo, un luogo dove rifugiarci per prenderci una pausa dalle nostre Sofferenze...
E se facendo tutto questo potrò sembrare FOLLE o addirittura IMMATURA, non potrò fare altro che andarne fiera, e mi dispiacerò per tutte quelle persone che non mi capiranno poichè ormai incapaci di sognare...
Non posso che augurare a tutti di non avere MAI fretta di crescere e di SOGNARE SEMPRE, senza abbandonare mai la Gioia, la Speranza e l'Innocenza del bambino che risiede nel profondo di ognuno di noi.

giovedì 6 ottobre 2011

Un piccolissimo ricordo per una personalità Grandiosa

05/10/2011 - "Steve Jobs passed away".
Ecco la notizia appresa dai Media stamattina, 06/10/2011.
Voglio scrivere questo post in onore di questo grande Uomo, folle, visionario, con una grande mente e una grande passione, che ha dato un grande contributo al nostro secolo con la sua creatività, genialità e innovazione. E per fare questo mi permetto di citare il suo discorso tenuto in occasione della Cerimonia di Laurea della Classe 2005 degli Universitari di Stanford, tanto "condiviso" in rete e sui Social Network in questa triste giornata, e che tocca tutti Noi nel profondo. Grazie di tutto Steve!

Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata. Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie.

La prima storia è sull’unire i puntini.

Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi circa prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato?

E’ cominciato tutto prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quando arrivai io loro decisero all’ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina. Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d’attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: “C’è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete voi?” Loro risposero: “Certamente”. Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l’adozione. Poi accetto di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college.

Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l’ammissione e i corsi. Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all’epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti.

Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare. Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l’unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. Vi faccio subito un esempio.

Il Reed College all’epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato.

Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita. Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E’ stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità. Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i persona computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno. Certamente all’epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all’indietro.

Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all’indietro. Così, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa -- il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.

La mia seconda storia è a proposito dell’amore e della perdita

Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un’azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L’anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione -- il Macintosh -- e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato. Come si fa a venir licenziati dall’azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l’azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa.

Non ho saputo davvero cosa fare per alcun imesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me -- come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l’ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L’evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo.

Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creatvi della mia vita.

Durante i cinque anni successivi fondai un’azienda chiamata NeXT e poi un’altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia.

Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E’ stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l’amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l’unico modo per essere realimente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l’avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.

La mia terza storia è a proposto della morte

Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: “Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, sicuramente una volta avrai ragione”. Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta è “no” per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato.

Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose -- tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire -- semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore.

Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi “addio”.

Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell’analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie -- che era là -- mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. Ho fatto l’intervento chirurgico e adesso sto bene.

Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po’ più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi:

Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E’ l’agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità.

Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.

Quando ero un ragazzo c’era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E’ stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E’ stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fato con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E’ stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni.

Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell’ultima pagina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l’autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c’erano le parole: “Stay Hungry. Stay Foolish.”, siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi.

Stay Hungry. Stay Foolish.

Grazie a tutti.

venerdì 30 settembre 2011

Un Regalo per il Mio Compleanno

Tra pochi giorni sarà il mio 25° compleanno e quest'anno vorrei un regalo speciale: vorrei sentirmi parte di una vera famiglia, vorrei sentirmi amata e apprezzata solo perchè esisto, vorrei poter contare su qualcuno che ci sarà al mio fianco sempre e comunque, vorrei appoggio e comprensione per tutte le mie scelte, giuste o sbagliate che siano, vorrei l'Amore e l'Affetto che credo di meritare e che una famiglia "dovrebbe" dare incondizionatamente...
rinuncerei a qualsiasi altro regalo per questo...
Per fortuna la famiglia non è tutto, ma esistono gli Amici, quelle persone splendide che hanno imparato ad accettarmi e a volermi bene così come sono, anche se sono lunatica, scorbutica e a volte insopportabile, con tutte le mie manie e i miei difetti, e che ci saranno sempre quando avrò bisogno! :)
Per il resto, non mi resta che perdonare e continuare a sperare...forse prima o poi anche la mia famiglia si accorgerà che esisto e che sono importante...
A questo proposito, voglio postare una lettera che ho trovato su un giornale, scritta da due genitori alla loro figlia, perchè leggendola mi ha fatto davvero sperare che in questo mondo possa ancora esistere un po' d'Amore vero:

"Cara figlia, siamo due genitori felici di avere una ragazza come te. E vogliamo farlo sapere a tutti. Al tempo stesso, però, ti chiediamo scusa per non riuscire a darti il massimo. Tu, con i tuoi sedici anni, non ci hai mai fatto pesare la nostra difficile situazione. Anzi, ci dai la forza per andare avanti. Ti ringraziamo perchè ti accontenti di indossare vestiti che altri scartano. O di calzare scarpe usate, magari di qualche misura in più. "Bastano una o due solette", ci hai detto . Quando ti si è rotto il cellulare, ti sei accontentata di sostituirlo con uno supervecchio, che avevamo in un cassetto. "L'importante è che funzioni", hai commentato. E se non puoi andare al cinema perchè non ce lo possiamo permettere, non ti lamenti. Anzi, tiri fuori un vecchio Dvd e ci chiedi di "fare cinema noi", tutte e tre seduti sul divano. Quando non possiamo andare a mangiare la pizza, che tanto ti piace, ci conforti: "Mamma falla tu, è più buona". Per la promozione a scuola, come regalo ci hai chiesto un girasole! assieme al papà, di nascosto, abbiamo piantato i semi e te ne abbiamo fatto trovare dieci. Ricordo la tua felicità, per così poco! A Natale, non hai voluto nessun regalo. Il dono più bello per te sarebbe stato un lavoro stabile per papà.
Ti ringraziamo anche per il tuo impegno a scuola, Ricambi, alla grande, i sacrifici che facciamo per farti studiare. Sei gentile e generosa con tutti. Metti in pratica quello che ti diciamo sempre: "Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te". hai capito che la vita è fatta di tante piccole cose. Ti auguriamo di avere sempre amici sinceri, un grande amore e dei figli come te. Oltre a un lavoro che ti permetta di vivere nella tranquillità. Scusaci per il periodo nero che stiamo vivendo. Vedrai che, uniti, ce la faremo."

Ecco quello che intendevo per l'Amore e l'Affetto che una famiglia "dovrebbe" dare incondizionatamente...Nel mio caso, la mia famiglia non mi ha mai fatto mancare nulla dal lato economico, ma forse avrei preferito avere meno "oggetti" senza valore e più "gesti" pieni di valore.